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« Ritorno doloroso. prima parte.

Ciao ragazzi e ragazze. Sono sempre io Saretta e vi racconto di una bella marachella e della conseguenza. Dania non si è proprio risparmiata. Faccio ancora fatica a sedermi.

Era un sabato sera e mi avevano invitato a un party notturno estivo. Desideravo a tutti i costi andarci ma mia sorella non acconsenti a darmi il permesso. Rammaricata pensai a un piano per andare comunque al party.
Quando si fece sera diedi la buona notte a Dania e andai a dormire. Aspettai 1 ora poi mi alzai e comincia a vestirmi: sarei scappata dalla finestra e sgattaiolata alla festa. Mi vesti con un pantaloncino di jeans che mi arrivava quasi all’attacatura tra il culetto e le cosce: volevo essere provocante per i ragazzi. Mi misi una magliettina scollata e delle scarpe da ginnastica. Mi buttai giù dalla finestra ( non è altissima, anzi, il secondo piano tocca quasi terra) ma non riuscii a calibrare l’atteraggio e atterai sul culetto. Con un piccolo “Ohi” mi rialzai massaggiandomi le natiche tonde e……………….sull’atrio della porta c’era mia sorella in pigiama. Aveva sentito il rumore. Restammo a guardarci in silenzio per un’attimo che mi parve interminabile. Sul suo viso leggevo la rabbia e gia tremavo di paura. Poi con fare deciso disse -”Entra subito dentro, stupida monella”-. Morente di paura obbedii. -”Aspettami in salotto”- disse -”E tempo di 5 minuti. Poi quando avrò finito non potrai sederti per giorni”- grido arrabbiata. Io mi gettai alle sue ginocchia – No ti prego Dania. Prometto che non lo farò più. Ti scongiuro: non sculacciarmi- lei mi guardò per alcuni secondi. Poi mi alzò di peso, si sedette, mi trascinò sulle sue ginocchia, mi bloccò il braccio dietro la schiena e cominciò a sculacciarmi. Colta di sorpresa non potei nemmeno dimenarmi perchè al minimo movimento mi faceva male il braccio.
Le mani di Dania erano come meteore di fuoco, subito il culetto cominciò a bruciarmi. Io ho un culetto sensibilissimo e tanto soffrivo che a stento trattenevo le lacrime. Poi mia sorella mi tirò giù con forza i pantaloncini e mi strappò via le mutandine: ora il mio culetto roseo (che doveva già essere rosso) era nudo, debole e più esposto di prima. Le sculacciate ripresero: erano velocissime e io già ero in lacrime. -Bastaa!! Basta! Ti scongiuro, bastaaa!,Ahiaa,ahiaa ahiaaa,ahii,aahiaa,ahi,ahi,ahiaaa. Bastaa. Brucia- urlavo. Dopo un quarto d’ora mia sorella si fermo. – Guarda tu questo bel culetto- disse – Quante volte ti dovrò sculacciare?- continuò calma, quasi dolce. Io belai uno scusaaa tra le lacrime.
-Bene Sara. Ora vado a pigliare il canning. Tu aspetta qui- disse. – No sorellona. Ti prego. Avrò il culetto tutto rigato. Non potrò andare al mare. Ti prego.- belai – Tesoro lo so- disse dolce – Ma ti devo sculacciare. Ti devo rigare questo bel culetto tondo. Se no non capirai mai come comportarti. Io , piccola mia, ti sculaccerò sempre. Finoache non avrai imparato a essere meno monella ti sculaccerò sempre e talmente forte da impedirti di sedere su una sedia. Ora ti darò una lezioncina che non dimenticherai per settimane. Dovessi levarti la pelle del sedere, continuerò finche non sarò sicura che hai capito come ci si comporta. Ora vado a prendere il canning tu aspetta qua.- e mi lascio. Io tremavo di paura. Quando mia sorella diceva “dovessi levarti la pelle del sedere” intende dire che veramente te la toglie. Dopo 2 minuti brevissimi tornò. Mi fece inginocchiare davanti al divano, mi fece piegare e disse – Più ti muovi e più continuerò. Se cerchi di ribellarti dovrai aspettare novembre prima che i segni del canning “comincino” a sparire. Detto ciò mi fece mettere le braccia dietro la testa e comincia a colpire il mio culetto. Era malefica perchè non ti dava un colpo e poi aspettava e poi te ne dava un altro. No, lei li dava velocissimi e senza pausa. Dopo 10 colpi gia piangevo e urlavo. Cercavo di resistere ma fu impossibile. Alla 45 frustata mi misi le mani davanti al culetto per proteggermi…….e fu un errore tremendo. Dopo 10 minuti ero legata come un salame sul divano, impossibilitata di muovere le braccia e le gambe. Mia sorella riprese velocissima a frustarmi. Per precauzione mi aveva imbavagliata per non svegliare il condominio. Alla 124 frustata stavo impazzendo di dolore e sentivo delle goccioline di sangue scendermi dalle piaghe del culetto. Non osavo immaginarmi in che stato era il mio grazioso, morbido e fustigato posteriore. Era ormai da mezz’ora che venivo frustata, avevo perso il conto a 347 frustate e quasi non avevo più lacrime. Sentivo che da un momento all’altro sarei diventata matta dal dolore. A volte sentivo i ruggiti di mia sorella che emetteva per lo sforzo. Avevo subito più di 700 frustate quando Dio ebbe pietà di me. Al 733 colpo sentii il lungo e poderoso canning, doppio come un’indice, spezzarsi sulle mie chiappete sanguinanti. Mia sorella si accasciò su una sedia per riprendere fiato. Ora nella stanza si sentivano solo i miei lamenti. Sentivo le goccette di sangue fresco scivolare fino alle mie gambe. All’improvviso Dania si avvicino a me e disse – Ho esagerato. L’ho fatto per il tuo bene. sai perchè non ti ho fatto andare? Perchè nel posto dove volevi andare, di nascosto ti mettono la droga nel bicchiere o nel cibo. Quel locale è stato denunciato più volte. Ora vatti a lavare. Io vengo a spalmarti la crema. Scusami se ho fatto una punizione cosi dura ma devi capire. hai perfino cercato di sfuggire di casa. E’ molto grave. Però ricorda che ti voglio bene e lo faccio solo per te- mi slegò e ci abbracciamo. Poi andai di sopra e mi guardai allo specchio. Goccioline di sangue uscivano dalle piaghe del mio culetto che era completamente viola e aveva piaghe che non erano viola scuro: erano nere. In fondo l’avevo meritato, si, ma quello era un pò troppo. Mi lavai, ma l’unica cosa che riuscii a fare era fermare la fuoriuscita di quelle poche goccette di sangue e alleviare il dolore del 2%. In camera mia, Dania mi fece stendere sulle sue ginocchia e mi mise la crema, cercando di non toccarmi le piaghe. – Queste basteranno per non farti andare a mare per 2 settimane. Giusto il tempo per il tuo castigo. Mi dispiace di averti fatto soffrire ma lo faccio per te. Scappare di casa per andare a una festa è la cosa più brutta di tutte. Vuol dire tradire la fiducia di qualcuno che ti vuole bene.- disse in tono materno. Io ero pentita – Scusa sorellona. Non lo farò più e mi sono meritata tutte le sculacciate che mi hai dato. Non lo farò più.- dissi tra le lacrime. – Brava la mia mascalzoncella. hai un’abilità nel essere sculacciata che è molto notevole. Non riesco più a ricordare quante volte ho avuto questo splendido culetto sulle ginocchia. Ma sei brava perchè non ricadi negli stessi errori. Però questa è stata molto grave e ti devo far capire bene cosa hai fatto. aspettero 4 giorni per farti rimettere in sesto. Poi terminerò la tua sculacciata- disse severe – okai sorellona- dissi perchè ero consapevole del gesto che avevo fatto tradendo la sua fiducia – Anzi, ti chiedo perfavore di non risparmiare il mio culetto. Dovrai darmene molte e con la cinghia- dissi tra le lacrime. Mia sorella rise un pò. – sarò io a decidere come punirti. ma ricorda che sotto agni punizione io ti voglio un mondo di bene e te ne vorrò sempre. Ora vai a dormire, monella- disse dolcemente. Mi baciò il culetto bollente, la guancia e andò a dormire. Mi misi il pigiama con difficolta. Quella notte dormii con la finestra aperta e il pantaloncini da notte abbassati. L’aria fresca dava sollievo al mio culetto che tra quattro giorni avrebbe avuto la punizione decisiva.

Fine prima parte. Ci vediamo con la seconda tra qualche giorno. Ciaooooo!!!

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